Il problema energetico è una delle piu’ attuali vexata quaestio che coinvolge tutti i paesi industrializzati. La maggiore fonte del soddisfacimento del fabbisogno energetico mondiale
è costituita da tempo dai combustibili fossili:petrolio,carbone e gas naturali cioe’ metano(dati riguardanti il 2005 ci informano che queste tre risorse insieme ne hanno contribuito per circa l’87%)
A questo straripante dominio si affiancano,in maniera molto piu’ modesta, energia nucleare e idroelettrica(circa il 6% ogniuna).Dinanzi a questa constatazione dei fatti dobbiamo pero’ aggiungere 2 elementi che stanno fortemente minando il sistema energetico mondiale:l’effetto serra(a cui va aggiunto il cambiamento climatico)e la progressiva diminuzione delle risorse dei combustibili fossili. Per il primo enorme problema ci si e’ finalmente decisi,dopo anni di colpevole inoperosita’ da parte delle forze politiche mondiali,a compiere un significativo passo in avanti(si spera) per la salvaguardia del nostro pianeta:il Protocollo di Kyoto.
Questo trattato(sottoscritto da piu’ di 164 paesi nel 2005) prevede l’obbligo per i paesi industrializzati di operare una significativa riduzione dal 2005 al 2012 delle emissioni di biossido di carbonio (e di altri 5 gas serra in una misura inferiore), rispetto alle emissioni del 1990,del 5.2%. Nonostante quest’effettivo e tangibile miglioramento c’e’ da registrare l’assenza,fra i paesi aderenti al Protocollo,di Stati Uniti e Australia,responsabili del 36% del totale delle emissioni. Cio’ e’ indice di una non ancora completa sensibilizzazione al problema delle potenze industrializzate che quindi implica un netto rallentamento alla soluzione del problema stesso.
Per il secondo problema in realta’ non si hanno stime del tutto concordi circa la reale fine di tali risorse. Per le stime(annuali)della “Statistical review word energy”(esperti delle compagnie petrolifere) queste garantiscono circa altri 40 anni agli attuali ritmi di consumo,mentre per la “Oil Depletion Analysis Centre” di Londra(societa’ britannica che esamina l’esaurimento delle fonti petrolifere) gia’ dopo il 2011(anno di massima estrazione del petrolio “pesante”,dove per “pesante” si intende il petrolio di difficile estrazione)iniziera’ a decrescere l’estrazione del numero di barili annui e continuera’ ad aumentare il prezzo del barile stesso. A prescindere da quale delle due fonti sia piu’ attendibile c’e’ l’evidente dato di fatto che piu’ si andra’ avanti piu’ questo bene prezioso tendera’ a diminuire e quindi il suo costo ad aumentare vertiginosamente;urgono,allora, altre fonti di energia capaci di soddisfare il nostro fabbisogno energetico e quindi capaci di colmare l’inevitabile vuoto che i combustibili fossili sono destinati a lasciare. Da tempo ormai rientrano di diritto fra le fonti di energia necessarie per il fabbisogno annuale dell’uomo l’idroelettrica e il nucleare(i cui dati riguardanti il 2005 sono state riportate sopra).Indubbiamente il nucleare merita una piu’ attenta disamina in quanto caratterizzato da una complessa serie di pro e contro.
Tutta la societa’ industrializzata e “nuclearizzata” ha seguito con forte interesse lo sviluppo della catastrofe della centrale nucleare russa di Chernobyl. Appunto questi eventi hanno creato un forte malcontento sociale(talvolta politico) che ha portato,in alcuni casi,a drastiche decisioni nei riguardi delle centrali stesse(vd. Referendum in Italia con conseguente abolizione della fonte nucleare). Per rendere piu’ chiara la grave disgrazia russa e’ giusto analizzare rapidamente le condizioni che l’hanno causata. Esse si sono create sia a causa di una serie di limiti tecnologici(quali la mancanza di un sistema di contenimento per evitare la fuoriuscita dal reattore nucleare di elevate dosi di radioattivita’)sia a causa della effettiva colpevolezza degli operatori della centrale che disattivarono,per un esperimento,una parte dei sistemi di sicurezza dell’impianto. I limiti tecnologici sono stati ampiamente superati con la costruzione di reattori di altissima sicurezza. Nonostante,pero’, i nuovi reattori garantiscano,ormai, enormi garanzie in termini di sicurezza(molto superiori a quelle fornite dalle centrali che sfruttano combustibili fossili),indubbiamente il concetto di sicurezza in una centrale nucleare e’ del tutto diverso da quello di una qualsiasi altra centrale. E’ certo,infatti, che un incidente in un’impianto nucleare,pur avendo minime possibilita’ di verificarsi,comporterebbe delle conseguenze catastrofiche a livello globale e per niente paragonabili a quelle causate da un guasto in una centrale standard. Altre componenti da prendere in considerazione sono i costi,le scorie da smaltire e il termine di tali risorse. Nonostante i costi di una centrale nucleare siano globalmente maggiori di quelli di una standard c’e’ da dire che da 1 grammo di uranio si ricava la stessa quantita’ di lavoro meccanico che si ricava da 1013 Kg di combustibile,se poi si aggiunge che il combustibile fossile ha ed avra’ un prezzo sempre crescente( e gia’ maggiore di quello delle risorse di uranio) si puo’ facilmente dedurre l’enorme vantaggio che si ricava dalla produzione di una parte del fabbisogno energetico con le suddette centrali. Lo smaltimento delle scorie e’ probabilmente il vero grave problema legato a queste centrali. Infatti, nonostante appositi sistemi che ne garantiscono una sistemazione sicura e nonostante l’ipotesi(la cui applicazione non e’ certa) di riutilizzarle in nuove centrali,il loro stoccaggio e’ comunque di carattere temporaneo. Per cio’ che riguarda le risorse c’e’ da dire che quelle convenzionali possono sostenere la produzione di energia elettrica ai ritmi attuali per i prossimi 60 (80) anni. Questa stima,se rapportata ad un’aumento del numero degli impianti nucleari,tende a ridursi al disotto dei 50 anni. C’e’ da dire,però,che accanto alle risorse convenzionali di uranio,esistono in larga misura altre risorse non convenzionali(di cui non si ha una stima certa) che,se sommate alle precedenti e sommate all’importante apporto che puo’ essere fornito dall’acqua di mare,ci portano alla conclusione che queste fonti potrebbero soddisfare il fabbisogno energetico mondiale nel prossimo futuro. Inoltre altro elemento a favore del nucleare e’ che esso non da’ sostanziali inquinamenti all’ambiente(al contrario degli usuali combustibili); infatti la dose di radioattivita’ scaturita dalle inevitabili fughe del reattore (lavorando “a regime”) sono ,per le popolazioni che vivono nelle vicinanze di una moderna centrale,a meno di 1\10 di quella che si riceve guardando per 3 ore al giorno i programmi di un televisore a colori. A margine di questa lunga disamina appare evidente,quindi,che il nucleare e’ una fonte tanto utile quanto delicata da gestire e che quindi un suo eventuale impiego o una sua eventuale bocciatura debba essere ben ponderata.
Differente e piu’ semplice discorso e’ quello riguardante l’idro.Esso sta cominciando a rivestire sempre piu’ importanza, soprattutto da quando si e’ iniziato lo sfruttamento dei maggiori corsi d’acqua del globo(vd. Nord Canada). Indubbiamente e’ una forma di energia molto utile e che premette di sfruttare appieno quelle che sono le caratteristiche del territorio e , parallelamente, di non essere inquinante. Il problema principale dell’ idro e’ pero’ che esso e’ disponibile solo dove esistono fiumi e bacini idrici naturali o artificiali(senza contare che proprio i bacini artificiali possono avere degli impatti ambientali significativi modificando l’equilibrio idrogeologico e gli ecosistemi).
Accanto a tutte queste forme di energia si affiancano quelle cosiddette rinnovabili. Le fonti energetiche rinnovabili piu’ importanti sono rappresentate da:pannelli solari e impianti eolici. Queste fonti, dopo le notevoli speranze destate in passato,hanno mostrato,soprattutto la prima,limiti abbastanza evidenti. Gli impianti solari si distinguono in due categorie. La prima e’ costituita da sistemi in cui l’energia irradiata viene raccolta su superfici speculari e utilizzata per produrre energia meccanica,la seconda(fotovoltaico) permette,invece,di convertire direttamente energia solare in energia elettrica tramite delle celle al silicio esposte alla radiazione solare. Sostanzialmente di impianti apparteneti alla prima categoria ne sono stati costruiti diversi in tutto il mondo(Francia,Spagna,Giappone,Italia),ma i risultati non sono stati soddisfacenti:vi sono stati molti guasti o rotture e il consumo dei servizi ausiliari ha talvolta superato l’energia prodotta,inoltre lo sfruttamento annuo dell’impianto e’ stato molto limitato dalla presenza di perturbazioni meteorologiche. Per il secondo tipo c’e’ da dire che esso potra’ avere utili applicazioni li’ dove,per esempio,non esiste una rete di distribuzione di energia elettrica oppure se i costi di allacciamento sono assai elevati.
L’altra fonte rinnovabile e’ l’eolico. Questa ha il grande vantaggio di non mettere nell’atmosfera sostanze inquinanti ma una serie di svantaggi non trascurabili. In primo luogo,infatti,l’eolico puo’ essere sfruttato solo in zone idonee(dove la velocita’ del vento supera una determinati valori di m\s);inoltre per avere una produzione di energia soddisfacente c’e’ bisogno di vaste aree(il che non e’ fattibile in zone con alta densita’ di popolazione),necessariamente isolate per garantire l’incolumita’ delle persone in seguito alla possibile proiezione di frammenti di materiale causata da rotture o da formazione di ghiacci sulle pale.
Nonostante gli evidenti limiti(non si sa fino a che punto risolvibili in quanto per lo piu’ legati alle caratteristiche della fonte di energia e non ai mezzi adottati per sfruttarla), le fonti rinnovabili sono destinate ad avere( anche se nell’ambito di contributi essenzialmente di carattere integrativo) sempre un crescente impiego (dovuto all’inesauribilita’ della fonte e alla mancanza di inquinamento che le caratterizza).
Giunti al termine di questa carrellata fra le maggiori fonti di energia abbiamo deciso di evidenziare agli occhi dei nostri attenti lettori il problema(piu’ italiano che estero) riguardante la ricerca. Per esempio,infatti,al CNR(centro di ricerche) di Napoli e’ stato presentato un progetto denominato TOR(presentato dalla Dott.ssa Auriemma Maddalena) il cui obbiettivo e’ quello di produrre energia “pulita” sfruttando una parte di rifiuti precedentemente separata dalla parte inquinante(diossina) con un’apposito macchinario. Sia le dimensioni che le caratteristiche non inquinati di una eventuale centrale lasciano ben sperare circa la riuscita del progetto a patto che si riescano a trovare i fondi per il suo sviluppo. Giungiamo quindi al nodo centrale del problema relativo alla ricerca:non sappiamo se questo o altri progetti sperimentali possono rappresentare una eventuale futura fonte di energia,ma come averne la certezza se non forniamo ai tecnici neanche i fondi per provarle?
Speriamo in queste righe di aver chiarito e spiegato(per quel che era nelle nostre possibilita’)l’enorme e complessa problematica riguardante l’energia. Essa e’ probabilmente la piu’ grande creatura che l’uomo abbia mai saputo creare e mettere alle sue “dipendenze”,ora dobbiamo fare in modo che la sua importanza non sovrasti il controllo umano.
Energia: l'uomo ai piedi della sua creatura
giovedì 21 agosto 2008
Mr.Ammbs&Co
Pubblicato da Triboom Staff a 13.09 0 commenti
Etichette: problema energia, protocollo di kyoto
L'olimpiade più lunga della storia
mercoledì 6 agosto 2008
A due giorni prima dall’apertura dei Giochi Olimpici di Pechino, le autorità cinesi affermano di essere fiduciose per la sicurezza di atleti e spettatori. Tale sicurezza emerge nonostante l’attacco di lunedì, attribuito ai militanti separatisti islamici, che ha ucciso 16 uomini della polizia nella regione occidentale dello Xinjiang, a Kashgar. Un portavoce degli organizzatori sostiene che sono state predisposte tutte le misure di sicurezza per affrontare qualsiasi minaccia nelle sedi olimpiche.
Il CIO ritiene che le autorità cinesi abbiano fatto il possibile per garantire la sicurezza nel villaggio olimpico. Circa 100.000 poliziotti e soldati sono pronti in vista della cerimonia di apertura di venerdì. Le misure di difesa sono state rinforzate anche nello Xinjiang, dove sono stati intensificati i posti di blocco ed è aumentato il personale negli uffici governativi, nelle scuole e negli ospedali.
Kashgar, conosciuta anche come Kashi in cinese, è distante circa 4.000 km da Pechino, vicino al confine con il Tagikistan. Lunedì mattina, due uomini che guidavano un camion dei rifiuti si sono schiantati contro un gruppo di poliziotti, poi attaccati con granate e coltelli. Gli uomini, un tassista e un venditore di generi alimentari, sono stati arrestati più tardi.
Lo Xinjiang è la sede dei musulmani Uighur, che hanno lanciato una campagna contro le leggi cinesi da tempo. La scorsa settimana, un alto ufficiale dell’esercito cinese, aveva già avvisato il governo che i separatisti islamici Uighur sarebbero stati il più grande pericolo per le olimpiadi. Difatti, circa un mese fa un gruppo chiamato Turkestan Islamic Party aveva annunciato di essere responsabile dello scoppio di alcuni autobus, uccidendo cinque persone, ma il governo cinese aveva negato che l’esplosione fosse legata a un atto di terrorismo. Nonostante l’episodio di lunedì sia accaduto molto lontano da Pechino, ciò rende alquanto preoccupati gli organizzatori, in quanto sembra che non sia stato fatto proprio di tutto per evitare tali pericoli.
Il CIO ritiene che le autorità cinesi abbiano fatto il possibile per garantire la sicurezza nel villaggio olimpico. Circa 100.000 poliziotti e soldati sono pronti in vista della cerimonia di apertura di venerdì. Le misure di difesa sono state rinforzate anche nello Xinjiang, dove sono stati intensificati i posti di blocco ed è aumentato il personale negli uffici governativi, nelle scuole e negli ospedali.
Kashgar, conosciuta anche come Kashi in cinese, è distante circa 4.000 km da Pechino, vicino al confine con il Tagikistan. Lunedì mattina, due uomini che guidavano un camion dei rifiuti si sono schiantati contro un gruppo di poliziotti, poi attaccati con granate e coltelli. Gli uomini, un tassista e un venditore di generi alimentari, sono stati arrestati più tardi.
Lo Xinjiang è la sede dei musulmani Uighur, che hanno lanciato una campagna contro le leggi cinesi da tempo. La scorsa settimana, un alto ufficiale dell’esercito cinese, aveva già avvisato il governo che i separatisti islamici Uighur sarebbero stati il più grande pericolo per le olimpiadi. Difatti, circa un mese fa un gruppo chiamato Turkestan Islamic Party aveva annunciato di essere responsabile dello scoppio di alcuni autobus, uccidendo cinque persone, ma il governo cinese aveva negato che l’esplosione fosse legata a un atto di terrorismo. Nonostante l’episodio di lunedì sia accaduto molto lontano da Pechino, ciò rende alquanto preoccupati gli organizzatori, in quanto sembra che non sia stato fatto proprio di tutto per evitare tali pericoli.
Pubblicato da the_eraser a 0.19 0 commenti
Etichette: attentati olimpiadi, esercito, governo cinese, kashgar, villaggio olimpico, xinjiang
La rinnovata supremazia russa
martedì 29 luglio 2008
Il centro di allenamento Podolsk Olympic collocato poco fuori da Mosca fu costruito più di mezzo secolo fa per la valorizzazione degli atleti che avrebbero trasformato l’Unione Sovietica in una superpotenza atletica. Oggi è sempre lì dov’era stato realizzato. La struttura più nuova, un dormitorio, è stata costruita nel 1986, e il centro medico è posto in una fatiscente casa di campagna di un panettiere dell’era zarista. Gli atleti russi partecipanti alle olimpiadi di Pechino potrebbero essere gli ultimi ad allenarsi fra le mura sgretolate di complessi dell’età sovietica come il Podolsk. Adesso centinaia di attrezzature ginniche sembrano comparire da ogni parte, segnalando un boom agonistico in un paese che ha fame di prestigio sportivo e di soldi.
Il paese, infatti, è stato gradualmente privato con gli anni delle infrastrutture atletiche sovietiche, la maggior parte delle quali erano installate negli stati indipendenti nati dal crollo dell’URSS, e i pochi investimenti in questo senso hanno portato a una pesante erosione delle strutture sportive rimanenti, a una perdita di allenatori e a un declino della qualità degli allenamenti. Da quando è diventato presidente Putin nel 2000, invece, si è lavorato per la resurrezione dell’orgoglio nazionale russo.
L’ascendente paura di perdere il primato nel medagliere ha spinto la Russia a spendere miliardi di dollari per ricostruire delle infrastrutture lasciate a marcire quando l’Unione Sovietica è crollata. L’investimento ha già dimostrato risultati importanti dato il raggiungimento di successi internazionali da parte degli atleti russi prima dei giochi olimpici.
Lo scorso settembre la nazionale ha vinto il campionato europeo per la prima volta da quando è caduta l’URSS. A maggio la nazionale di hockey ha battuto il Canada per il suo primo mondiale in 15 anni e lo Zenit San Pietroburgo ha vinto la coppa UEFA. Il mese scorso la nazionale di calcio ha fatto furore raggiungendo la semifinale del campionato europeo. Nel tennis, 5 giocatrici tra le prime dieci del ranking sono russe. Alle olimpiadi di Pechino, la Russia è considerata fra le contendenti per il predominio nel medagliere, come al solito.
Il budget per la costruzione delle nuove infrastrutture per la crescita atletica del paese sono passate dai 200.000$ del 2002 a 1 miliardo di dollari nel 2008. Il governo prevede di costruire 4000 nuove infrastrutture nei prossimi anni, incluse piscine, impianti per la ginnastica e stadi per calcio ed hockey. Gli atleti e gli allenatori, che una volta preferivano andare all’estero, hanno cominciato a ritornare in Russia.
Il ministro russo per lo sport, quasi come fosse una minaccia per le altre nazioni, afferma: “Lo sport russo è come rinato, oggi possiamo dare ai nostri atleti la possibilità di allenarsi con le migliori attrezzature al mondo e abbiamo tutti i motivi per dirlo”.
Il paese, infatti, è stato gradualmente privato con gli anni delle infrastrutture atletiche sovietiche, la maggior parte delle quali erano installate negli stati indipendenti nati dal crollo dell’URSS, e i pochi investimenti in questo senso hanno portato a una pesante erosione delle strutture sportive rimanenti, a una perdita di allenatori e a un declino della qualità degli allenamenti. Da quando è diventato presidente Putin nel 2000, invece, si è lavorato per la resurrezione dell’orgoglio nazionale russo.
L’ascendente paura di perdere il primato nel medagliere ha spinto la Russia a spendere miliardi di dollari per ricostruire delle infrastrutture lasciate a marcire quando l’Unione Sovietica è crollata. L’investimento ha già dimostrato risultati importanti dato il raggiungimento di successi internazionali da parte degli atleti russi prima dei giochi olimpici.
Lo scorso settembre la nazionale ha vinto il campionato europeo per la prima volta da quando è caduta l’URSS. A maggio la nazionale di hockey ha battuto il Canada per il suo primo mondiale in 15 anni e lo Zenit San Pietroburgo ha vinto la coppa UEFA. Il mese scorso la nazionale di calcio ha fatto furore raggiungendo la semifinale del campionato europeo. Nel tennis, 5 giocatrici tra le prime dieci del ranking sono russe. Alle olimpiadi di Pechino, la Russia è considerata fra le contendenti per il predominio nel medagliere, come al solito.
Il budget per la costruzione delle nuove infrastrutture per la crescita atletica del paese sono passate dai 200.000$ del 2002 a 1 miliardo di dollari nel 2008. Il governo prevede di costruire 4000 nuove infrastrutture nei prossimi anni, incluse piscine, impianti per la ginnastica e stadi per calcio ed hockey. Gli atleti e gli allenatori, che una volta preferivano andare all’estero, hanno cominciato a ritornare in Russia.
Il ministro russo per lo sport, quasi come fosse una minaccia per le altre nazioni, afferma: “Lo sport russo è come rinato, oggi possiamo dare ai nostri atleti la possibilità di allenarsi con le migliori attrezzature al mondo e abbiamo tutti i motivi per dirlo”.
Pubblicato da the_eraser a 22.30 0 commenti
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